Gargarismi al Tanqueray sul web.
Che ci sei venuto a fare, Jake?

Chinatown è un brutto posto, Jake. Che ci sei venuto a fare qui? Quali piani hai in mente per sbarcare il lunario? Qui, dove la luna non ha fasi, ma solo un lato oscuro fatto di Money ("It's a gas"). Che cosa sogni, Jake? Quale indagine hai per le mani? Qual è la pista che stai seguendo? Interrogatori previsti: almeno un paio al giorno. Con chi capita a tiro. Quegli interrogatori decisi e un po' violenti, in cui la faccia del tipo si strofina contro la superficie liscia del tavolo di rovere americano o contro la fredda parete del muro intonacato di fresco. Perché se lascia una macchia - di sangue - almeno c'è un indizio. Da ricordare. Da tener ben presente. Un memento. Mori. Tu, vita mea. C'è da alzare la voce, c'è da spingere, c'è da fare a botte. Una preziosa collana è stata rubata alcuni giorni fa. Apparteneva a quella avvizzita signora dell'alta società. Mrs Xxxyyyzzz. Che si fotta. Un affresco completo di tutte le nefandezze, le inarrivabili bassezze, tutte le -ezze possibili escludendo l'aggettivo "bello". C'è tutto il passato di suo marito, Mr Zzzyyyxxx. Le amicizie pericolose, i segreti mal custoditi. I soldi dovuti e quelli che ti devono. Alimentati bene Jake, per avere il massimo dell'efficacia operativa. Mantieni una condizione psico-fisica ottimale. C'è da stare in piedi fino all'ultimo. Anche dopo. Anche un secondo dopo che è suonato il gong, quello dell'ultimo round. Che si fottano. La complessa natura dell'uomo si cristallizza nel linguaggio universale del "meglio a lui che a me". Nella vita non è mai il buono a tenersi la ragazza, Jake. Credo che Dio a volte abbia creato questo show perché ama scommettere su chi sarà destinato a perdere. Dio non gioca a dadi, non ama l'azzardo. Vuole le vincite sicure. Un investigatore veramente in gamba non si sposa mai, Jake. E i poliziotti non ti dicono mai addio, perché sperano di vederti un giorno prima o poi fra gli indiziati. O all'obitorio, fra quelli che non faranno più danni in giro. Fatti strada a spallate. Butta giù qualche muro e qualche dente. Questa è Chinatown, Jake. Non dimenticartelo mai.

Le news dal mondo sono dispacci specifici, il grande hotel pulsa di vita propria. Gli ospiti hanno preso tutte le stanze disponibili, ogni giorno se ne liberano alcune e nuovi clienti vengono fatti salire in ascensore ai piani (dopo aver firmato il registro e aver consegnato i documenti alla reception).
Dappertutto paparazzi scattano fotografie col flash, è un pulsare continuo, luce/buio, scatti, meccanismi a orologeria precisissimi, c'è una cosa che non posso scrivere, è la cosa che manda cartoline dall'inferno a Arthur Rimbaud. F. F. Federico Fellini, il maestro. L'attesa incredibile, le uscite settimanali delle riviste di moda, numerate progressivamente, il giardino si riproduce in controluce, il giardino dei sentieri che si biforcano. Diventare ciechi è il primo passo per incominciare a vedere da una prospettiva diversa. Si passa per caso per le strade della vita e si trovano (altrettanto per caso) e per terra piccoli oggetti dimenticati, carte di caramelle già succhiate, gomme schiacciate e annerite, slogan scritti con lo spray, incanti fenomenologici provvisti di un'oralità che assomiglia alle storie che si raccontano prima di dormire, alla sera.
Quanti sazi e inutili commenti vibrano all'unisono con le corde dei desideri di qualsiasi creatura che partecipa allo show?

La lentezza di caricamento dei dati si esibisce nella lentezza di un'escursione visiva (dentro, internamente, nell'immagine), ne è esemplare questo fotogramma dal titolo del film omonimo (di se stesso?). Regia di Antonioni, Michelangelo (...). Questa è la prima, la premiere, il titolo, la ricerca di una pagina principale (main page) scomparsa. Appunti sparsi e fogli vari, fogli volanti, fogli distinti, freschi di stampa, in-foliazioni in-utili, in-certe, in-dicate in voci ordinate alfabeticamente in bibliografia. Stampe silenziose, programmi vari, vedere Dark Water (ora che ho scoperto che è prossimo all'uscita il remake hollywoodiano della Touchstone Pictures). Perché? Per la fluida presenza di un'acqua sporca, scura, densa di presagi (che come tali comunicano telegrammi), le acque inferiori. C'è chi le beve alle terme, c'è chi le beve mettendoci in infusione il té (delle cinque).
Le escursioni dello sguardo verso il cielo di Bologna seminano fumifugium e grigiore vario. Ma non sono mai stato meglio di così, perché conto le pagine di ogni antologia e ne indovino il numero e, con esso, ne apprezzo l'insensatezza.
Lo short film della giornata è in fase di post-produzione, gli screenings verranno forniti alla stampa con inviti speciali, la prima è prevista quattro volte all'anno, in località diverse, tecnici lavorano all'editing del suono. La ciclicità del rito, la presenza ossessiva del tempo.
Tutto è in loop, si asciugano le parole e restano fossili e coralli. "Lo conosco di nome ma non ho mai letto niente," è una frase affascinante. Ha il sapore delle pietanze crude, raw, Read and Write. Anteprime impossibili, riformulazioni delle stesse domande, Chi? Cosa? Perché? E soprattutto Quando, e se Quando è presto perché non può essere sempre? O forse dovrebbe riformulare la questione in questo modo (lui): Allora?